La Cina affonda i mercati nel 2016. Vediamo perché

By on 11 Gennaio 2016 in Mercati with 0 Comments

Questa prima settimana di trading appena conclusasi, non è certamente incominciata nel migliore dei modi. La prima giornata di trading del 2016, ovvero il 4 Gennaio.

La cattive notizie sono arrivate principalmente dai mercati Cinese. Il Purchasing Managers Index (PMI), l’indice manifatturiero che tiene conto dell’attività manifatturiera del paese, si è fermato a soltanto 49.7 nel mese di Dicembre, in linea con le aspettative di mercato. Anche se tuttavia l’indice manifatturiero Caixin si è fermato a 48.2 rispetto ai 48.6 nel mese di Novembre. Il Caixin è senza dubbio uno degli indici più controllati da parte degli investitori, quindi il dato appena uscito che si è dimostrato ben al di sotto delle aspettative, ha avuto un grosso impatto non solo in cina, ma anche in tutto il mondo.

grafico-ftse-100

Le azioni Cinesi sono quindi crollate il 4 gennaio di ben il 7% prima che il governo ha fermato in via del tutto eccezionale le negoziazioni per evitare danni assai peggiori. La mossa, però, aveva già messo in moto vari effetti a catena nei mercati di tutto il mondo, con alcuni indici importanti come il FTSE-100, che ha raggiunto i suoi livelli più bassi dalla fine di agosto. Gli indici europei giapponesi e azionari statunitensi, hanno anche registrato un netto calo in una tendenza che è poi durata per tutta la settimana.

Durante la settimana di trading, la Cina ha continuato a portare non poco disagio nei mercati finanziari, ad esempio con la decisione di manipolare il valore della valuta al ribasso, per fare in modo di rendere i propri prodotti e servizi, molto più economici per gli altri paesi importatori.

Tuttavia la news è stata estremamente ribassista, in quanto i mercati non digeriscono quasi mai le rare manipolazioni dei mercati. La notizia è stata considerata ribassista perché potrebbe probabilmente danneggiare le aspettative di crescita globali in paesi vicini come la Corea del Sud, Singapore e Taiwan. C’è stata anche la persistente paura, alla fine della settimana, che l’India sarebbe diventata una vittima della Banca popolare e della sua strategia di svalutazione della Cina.

Dollaro USA

Il dollaro USA ha avuto una settimana molto turbolenta. Prima è salito, grazie all’incertezza dei mercati finanziari, poi però è sceso a causa della paura sul prossimo innalzamento dei tassi FED. La FOMC non è infatti convinta sul fatto che l’inflazione possa essere abbastanza positiva per garantire futuri innalzamenti dei tassi, anche se in realtà il 16 Dicembre hanno tutti votato per innalzare ancora i tassi. L’incertezza è quindi tanta, forse in questa nuova settimana potremo chiarirci meglio le idee.

grafico-tecnico-indice-dollaro

Come è possibile notare, sul daily si è formata una doji (una long-legged doji per l’esattezza) rialzista: questo potrebbe significare che l’incertezza è ancora tanta, in quanto, nonostante la chiusura sia la stessa rispetto all’apertura, il prezzo si è mosso tanto pur non avendo una vera e propria direzione.

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